Parco archeologico Botromagno

L’area in cui ha avuto origine il nucleo più antico della civiltà di Gravina: il Parco archeologico Botromagno, studiato da prestigiosi istituti di ricerca britannici e canadesi sin dal 1966.

Qui i primi insediamenti umani sono nati quando gli abitanti che popolavano le caverne della gravina si trasferirono sul colle Petra Magna. Nacque così la città di Sidion, che divenne ponte per gli scambi commerciali tra Oriente e Occidente, facendo parte di una fitta rete commerciale, che comprendeva altre città importanti della Magna Grecia come Taranto e Metaponto.

Grazie ai coloni greci gli edifici della città si arricchirono di colonne, rivestimenti in stucco e terrecotte policrome.

Sappiamo tutto questo proprio grazie al sito archeologico di Botromagno, che ha restituito molti reperti di alta qualità. Qui sono stati recuperati vasi, attrezzi agricoli, utensili domestici, gioielli, monete, armi di epoca greca e romana. Da questi oggetti gli studiosi hanno potuto capire che, fin dal periodo greco, la società locale era suddivisa in diverse classi sociali e questo conferma l’importanza che aveva all’epoca la città.

Si è scoperto anche che, quando i romani, giunti alla fine del IV secolo a.C., incendiarono Sidion e imprigionarono i suoi abitanti, il centro rimase comunque attivo e la città prese il nome di Silvium, diventando una stazione militare, posta sulla via Appia, che l’esercito romano utilizzava per rifornirsi.

Se oggi non puoi ammirare più nulla di quella città è perché, all’inizio del II secolo a.C., un terremoto la rase al suolo. I superstiti tentarono di ricostruire il centro abitato sulla cima del colle, ma nel secolo successivo, un nuovo evento catastrofico sconvolse nuovamente la stabilità di Silvium.

Purtroppo, i tombaroli sono stati i primi a capire il valore del Parco archeologico di Botromagno, e fin dall’Ottocento lo hanno saccheggiato, disperdendo testimonianze storiche di grande rilievo.

Nonostante questo, molti reperti archeologici sono stati rinvenuti durante gli scavi degli anni ’70 e ’90 e oggi sono conservati nel Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi. Il Museo Civico Archeologico, invece, accoglie circa trecento reperti, rinvenuti per la maggior parte in tombe dei secoli VI e III a.C. che documentano le diverse categorie sociali di quel periodo.