Cripta di San Vito Vecchio

Gli affreschi della Cripta di San Vito Vecchio sono databili alla fine del XIII sec. e  decoravano le pareti dell’omonima chiesa rupestre a Gravina, nel rione Fornaci.

La cripta originale era stata dapprima abbandonata, poi ridotta a deposito di rifiuti ed infine usata come pozzo di acqua piovana. Gli affreschi erano da tempo conosciuti e nel 1956 furono acquistati dallo Stato Italiano che provvide a staccarli  dalle pareti umide per provvedere al restauro conservativo. Le operazioni di stacco dalle pareti furono effettuati, nel 1956, dai tecnici della Soprintendenza di Bari in collaborazione quelli dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma.
Dopo il restauro e dopo essere stati applicati su un nuovo supporto che riproduceva esattamente l’invaso della cripta,gli affreschi furono esposti nel padiglione dell’Italia, alla Esposizione Universale di Bruxelles, nel 1958 suscitando notevole successo ed ammirazione.
In seguito furono esposti ai Mercati Traianei a Roma (1959), alla Mostra dell’Arte Bizantina ad Atene (1964-1965) ed infine alla  Mostra dell’Arte in Puglia a Bari

Furono depositati in seguito nella Chiesa sconsacrata di San Francesco della Scarpa di Lecce sino al 1967 e poi ritornarono finalmente a Gravina nel 1967, presso la Fondazione Pomarici Santomasi, ed esposti dal 1968.

Gli Affreschi sono stati attribuiti sia da Michele D’Elia che da Clara Gelao a maestranze locali attive a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo, tra Puglia e Basilicata, maestranze che fecero proprie le tecniche dell’arte bizantina.

Il complesso è nettamente dominato, nell’abside della cripta che appare come una grossa mandorla retta da quattro Angeli, dalla maestosa figura del Cristo Pantocratore seduto in trono. Il Cristo con la mano destra benedice alla maniera greca mentre con la mano sinistra regge un “Libro” aperto su cui si legge: EGO SU(M)/ LUX MUNDI/ Q(UI) SE/ QUITUR ME NON/ A(M)BULAT IN TE/ NEBRIS/ SE(D HABE)BIT/ (LUMEN) VIT(AE)/ D(OMI)N(U)S (Giovanni, VIII, 12). (Io sono la Luce del mondo chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la Luce della vita) Signore.
Sulla parete a destra del Cristo Pantocratore una teoria con le Tre Marie al Sepolcro e quattro Santi, Basilio, Giacomo, Lazzaro e Pietro; sull’altra parete, invece, Santa Caterina d’Alessandria, una Madonna con Bambino in trono, e poi i santi Bartolomeo, Nicola, Margherita, Cosma, Giovanni Crisostomo e un San Martino mentre taglia il mantello, un affresco molto probabilmente del XVI secolo, a dimostrazione sia stata sempre abitata fino al 1500.
Attigua alla Cripta, in un’altro piccolo ambiente, vi sono alcuni  affreschi provenienti dalla Cripta detta del ” Padreterno ” il cui sito è  posto ai margini del costone della Gravina.